Cher Ami e gli altri. Una chiave di lettura per studiare la Prima guerra mondiale

Gli altri sono circa 200.000 piccioni arruolati e inviati al fronte, Cher Ami è il nome di uno di loro, un eroe medagliato della Grande Guerra.

I piccioni delle nostre città suscitano in noi una generale sensazione di fastidio. E se, con un certo sforzo di immaginazione, si arriva ad associare il colombo bianco alla pace, raramente si ricorda che i piccioni furono i protagonisti di uno degli eventi più traumatici della storia del Novecento.

Perché, dunque, il punto di vista di questi pennuti dovrebbe costituire una chiave di lettura interessante, oltre che utile sul piano didattico, per lo studio della Grande Guerra?

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Si provi a considerare per qualche istante cosa produrrebbe in chi ascolta sapere che nella guerra, in cui per la prima volta si fece un utilizzo su larga scala delle telecomunicazioni, le più importanti operazioni belliche furono condotte servendosi di piccioni viaggiatori. Già, proprio loro.

thumbnail-by-url-1.jsonLe battaglie della Marna o della Mosa-Argonne, le più importanti del Fronte occidentale, acquisirebbero certamente tutta un’altra allure.

I piccioni erano veloci, resistenti e, a loro modo, davvero impavidi. Volavano ad una velocità di 40km/h ed erano in grado di percorre fino a 100km senza sosta, recapitavano messaggi di vitale importanza per le truppe e svolgevano operazioni di spionaggio.

Cher Ami, ad esempio, durante i dodici viaggi compiuti da Verdun a Rampont riuscì a recapitare con successo tutte le comunicazioni. Durante l’ultimo viaggio, nonostante le ferite che ne ritardarono il volo, riuscì a percorre 40 km in 65 minuti, consegnando il messaggio che salvò la sua divisione.

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Queste e altre storie sono le protagoniste di “Animali nella Grande Guerra”, un eBook bilingue italiano-inglese, di cui è in corso la campagna di raccolta fondi, affinché possa essere distribuito gratuitamente.

Puoi sostenere questo progetto attraverso il seguente link: http://goteo.cc/animaligrandeguerra