Cavalli di guerra

Abstract: Horses played a primary military role and the price they paid was enormous. Sensitive, shy and delicate, their presence in human wars goes back to 2000-1000 BC, when it is believed cavalry was born. Ever since, and at least until the First World War, these noble equines have always been present in armies and have been adapted to the technological tools that have gradually been developed by the science of war, whether attaching small barrows to the horses to move pieces of artillery, or teaching them to maintain their position under fire and amidst the sound of explosives. The Great War became an appalling slaughter. They died in the hundreds on the battlefields during infantry charges and as a result of the hazards of war in the trenches, where they were exposed to enemy machine-guns, asphyxiating gases and metal entanglements. However, before they even got that far countless animals died crossing the ocean, when they were packed on to vessels coming from the United States, Canada and Australia, sent to Europe to replace those that had fallen in the allied infantry divisions on the Western Front. The experience of horses at the front has generally been neglected in historical accounts that, by assimilating it with that of the military corps they belonged to actually covered it up. However, their presence is mentioned in the soldiers’ letters and diaries as well as in literature. The most vivid condemnation of the atrocious and futile slaughter of millions of horses is to be found on some of the pages of the heartbreaking novel All Quiet on the Western Front by the writer-soldier Erich M. Remarque.

Nell’agosto del 1914 Guglielmo II, annunciando l’inizio della guerra contro i paesi dell’Intesa, sostenne che i tedeschi avrebbero combattuto “fino all’ultimo soldato, fino all’ultimo cavallo”.

La Grande Guerra fu, in effetti, l’ultima guerra di cavalleria e la confisca dei cavalli da parte delle autorità militari è da considerarsi il primo atto di guerra rivolto a questi animali.

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Si calcola che i cavalli impiegati nel conflitto furono circa 12.000.000. Arruolati al pari dei soldati, gli Imperi centrali poterono contare quasi esclusivamente sui cavalli allevati in centro Europa, in particolare in Ungheria e Cecoslovacchia, e dopo i primi combattimenti, quando i reparti a cavallo furono decimati, non furono in grado di rimpiazzarli con animali idonei; gli alleati dell’Intesa, al contrario,  poterono contare sul continuo rifornimento di cavalli provenienti dal Canada, dagli Stati Uniti e dall’Australia.

L’aspettativa di vita al fronte per questi animali estremamente sensibili non superava i dieci giorni. Accanto alle decimazioni seguite agli attacchi della fanteria a cavallo, essi furono vittime delle insidie della guerra di trincea, esposti alle mitragliatrici nemici, ai gas asfissianti e ai reticolati metallici. Inoltre, con il protrarsi del conflitto e l’immobilità dei fronti, la loro funzione militare venne ridotta alle retrovie, alle mansioni di trasferimento dei soldati e dei pezzi di artiglieria, oltre che del rifornimento. La riduzione di operatività ne rese le condizioni di vita pessime, a cominciare dalle scarse quantità di cibo, spesso marcio, e di acqua, generalmente inquinata.

Ad aggravare questa situazione si aggiunse, poi, la violenza dei commilitoni, i quali arrivarono a dover macellare gli animali più deboli per garantirsi il proprio sostentamento. Non migliore fu la sorte dei pochi reduci, che alla fine della guerra furono venduti ai mattatoi in prossimità delle aree di smobilitazione.

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L’esperienza dei cavalli al fronte è stata generalmente trascurata dalla narrazione storica, essendo assimilata a quella del corpo militare di appartenenza, sebbene non mancarono tracce di queste presenze e delle esperienze crudeli di cui furono protagonisti nelle lettere e nei diari dei soldati.

Unknown-2La denuncia più vivida contro l’atroce quanto inutile macello di milioni di cavalli è custodita in alcune delle pagine più struggenti del romanzo Niente di nuovo sul fronte occidentale (Opac Sbn)dello scrittore-soldato Erich M. Remarque.

I sopravvissuti, dunque, furono pochissimi e solo qualcuno ebbe la fortuna di invecchiare e morire serenamente molti anni dopo la fine del conflitto. È il caso di Warrior, il cavallo del generale britannico John Seely operativo con il suo reggimento in Francia, che morì nel 1941 all’età di 33 anni.

Unknown-1La sua storia catturò l’attenzione dello scrittore Michael Morpurgo, il quale vi si ispirò per creare il protagonista del romanzo War Horse (Opac Sbn) pubblicato nel 1982 in cui la voce narrante è proprio quella del cavallo di guerra Joey.

Il romanzo di Morpurgo ha ispirato l’omonimo film di Steven Spielberg uscito nel 2011. Mentre nel 2014 Warrior è stato insignito della PDSA* Dickin Medal, un riconoscimento conferito agli animali che si sono distinti in guerra.

(*People’s Dispensary for Sick Animals)

Queste e altre storie sono le protagoniste dell’eBook bilingue italiano-inglese, in distribuzione gratuita, “Gli animali nella Grande Guerra”.

 

Credits immagini (nell’ordine): Italiani catturati seppelliscono i cavalli giacenti per strada, 1917 ©ÖNB, Europeana Collection 1914-1918; Cavalli refrattari ©IWM (Q 33569); Uomini e cavalli dell’Army Service Corps (ASC) sottoposti ad una esercitazione anti-gas, da qualche parte nel Regno Unito, probabilmente Aldershot ©IWM (Q 34105).