Cavalli di guerra

Nell’agosto del 1914 Guglielmo II, annunciando l’inizio della guerra contro i paesi dell’Intesa, sostenne che i tedeschi avrebbero combattuto “fino all’ultimo soldato, fino all’ultimo cavallo”.

La Grande Guerra fu, in effetti, l’ultima guerra di cavalleria e la confisca dei cavalli da parte delle autorità militari è da considerarsi il primo atto di guerra rivolto a questi animali.

IMG_0325Si calcola che i cavalli impiegati nel conflitto furono circa 12.000.000. Arruolati al pari dei soldati, gli Imperi centrali poterono contare quasi esclusivamente sui cavalli allevati in centro Europa, in particolare in Ungheria e Cecoslovacchia, e dopo i primi combattimenti, quando i reparti a cavallo furono decimati, non furono in grado di rimpiazzarli con animali idonei; gli alleati dell’Intesa, al contrario,  poterono contare sul continuo rifornimento di cavalli provenienti dal Canada, dagli Stati Uniti e dall’Australia.

L’aspettativa di vita al fronte per questi animali estremamente sensibili non superava i dieci giorni. Accanto alle decimazioni seguite agli attacchi della fanteria a cavallo, essi furono vittime delle insidie della guerra di trincea, esposti alle mitragliatrici nemici, ai gas asfissianti e ai reticolati metallici. Inoltre, con il protrarsi del conflitto e l’immobilità dei fronti, la loro funzione militare venne ridotta alle retrovie, alle mansioni di trasferimento dei soldati e dei pezzi di artiglieria, oltre che del rifornimento. La riduzione di operatività ne rese le condizioni di vita pessime, a cominciare dalle scarse quantità di cibo, spesso marcio, e di acqua, generalmente inquinata.

IMG_0307Ad aggravare questa situazione si aggiunse, poi, la violenza dei commilitoni, i quali arrivarono a dover macellare gli animali più deboli per garantirsi il proprio sostentamento. Non migliore fu la sorte dei pochi reduci, che alla fine della guerra furono venduti ai mattatoi in prossimità delle aree di smobilitazione.

L’esperienza dei cavalli al fronte è stata generalmente trascurata dalla narrazione storica, essendo assimilata a quella del corpo militare di appartenenza, sebbene non mancarono tracce di queste presenze e delle esperienze crudeli di cui furono protagonisti nelle lettere e nei diari dei soldati.

Unknown-2La denuncia più vivida contro l’atroce quanto inutile macello di milioni di cavalli è custodita in alcune delle pagine più struggenti del romanzo Niente di nuovo sul fronte occidentale (Opac Sbn)dello scrittore-soldato Erich M. Remarque.

I sopravvissuti, dunque, furono pochissimi e solo qualcuno ebbe la fortuna di invecchiare e morire serenamente molti anni dopo la fine del conflitto. È il caso di Warrior, il cavallo del generale britannico John Seely operativo con il suo reggimento in Francia, che morì nel 1941 all’età di 33 anni.

Unknown-1La sua storia catturò l’attenzione dello scrittore Michael Morpurgo, il quale vi si ispirò per creare il protagonista del romanzo War Horse (Opac Sbn) pubblicato nel 1982 in cui la voce narrante è proprio quella del cavallo di guerra Joey.

Il romanzo di Morpurgo ha ispirato l’omonimo film di Steven Spielberg uscito nel 2011. Mentre nel 2014 Warrior è stato insignito della PDSA* Dickin Medal, un riconoscimento conferito agli animali che si sono distinti in guerra.

(*People’s Dispensary for Sick Animals)

Queste e altre storie sono le protagoniste di “Animali nella Grande Guerra”, un eBook bilingue italiano-inglese, di cui è in corso la campagna di raccolta fondi, affinché possa essere distribuito gratuitamente.

Puoi sostenere questo progetto attraverso il seguente link: http://goteo.cc/animaligrandeguerra