L’identikit del non-eroe

Chi è il nonviolento? Nel dare una risposta a questa domanda, si cercherà di risolvere due possibili quanto facili equivoci.

Il primo riguarda il genere della nonviolenza. 

In “Quando il non-eroe è femmina” abbiamo visto come fra nonviolenza e femminismo vi sia una certa affinità: questo non implica che la pratica nonviolenta sia una prerogativa delle donne. La storia del Novecento tende anzi a riconoscere fra i leader nonviolenti quasi esclusivamente degli uomini.

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In realtà, l’iniziativa nonviolenta ridefinisce i modelli di genere vigenti, valorizzando in quanto virtù positive la compassione negli uomini e la fiducia in se stesse nelle donne.

Il secondo attiene al rifiuto della guerra, attitudine che induce ad identificare il nonviolento con il pacifista e si tratta di un equivoco non da poco. Il pacifista è seguace di una dottrina, il pacifismo, che rifiuta il ricorso alla guerra nella risoluzione delle controversie internazionali, non rifiuta però altre formule altrettanto violente di contenimento: embarghi, bombardamenti mirati, ecc. In base a questa definizione si può affermare che sebbene molti pacifisti siano anche nonviolenti, difficilmente l’attivista nonviolento è un pacifista. 

Nel volume “La conta dei salvati”, Anna Bravo ha tracciato un identikit del soggetto nonviolento, descrivendolo come una persona che:

– non si limita a rigettare le armi (proprie e improprie che siano), ma rifiuta l’odio e cerca di trasmettere al “nemico” questo talento;

– non rinuncia ai conflitti, ma li apre e prova ad affrontarli in modo evoluto, con soluzioni in cui nessuno sia danneggiato, umiliato, battuto;

– non vive negli interstizi lasciati liberi dal potere, ma lo sfida;

– aderisce ad una pratica etica e politica tesa a ridefinire le relazioni fra gruppi e fra singoli;

– non è equidistante rispetto alle disparità sociali, ma le individua e ne promuove il superamento;

– non è né remissiva né ingenua, bensì paziente e mite, capace di inventare tattiche nuove per raggiungere i propri obiettivi: se così non fosse stato, ad esempio, la Marcia del sale, condotta dal 12 marzo al 5 aprile 1930 e a cui parteciparono in migliaia decretando la crisi dell’impero britannico, non avrebbe potuto avere luogo.

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I soggetti nonviolenti sono, dunque, uomini compassionevoli e donne sicure di sé, che sarebbe riduttivo definire pacifisti. Essi sono piuttosto dei “peacemakers” ovvero dei “facitori di pace”: si impegnano a costruire le condizioni alternative alla violenza e alla guerra “partendo da sé”, cambiando il proprio modo di agire, di pensare, di parlare. Il loro obiettivo è favorire la crescita di “società capaci di pace (peaceable societies)” e la loro iniziativa prevede un impegno duraturo e costante nel tempo. 

(4 – continua)

L’immagine della Marcia del sale è tratta da Wikipedia