Oltre il confine

Il desiderio di relegare in un altrove (preferibilmente) non visibile i diversi, i malati e, più in generale, quanti si allontanano dal modello del lecito consentito continua ad esercitare un certo fascino. Non a caso le società in cui viviamo favoriscono la costruzione di confini fisici e psicologici tesi ad escludere dal corpo sociale, normato secondo criteri di efficienza e presunta moralità, la minaccia rappresentata da tali agenti disturbatori. Si tratta di un’attitudine discutibile e quando viene messa in discussione ecco che è possibile vedere oltre il confine così pervicacemente costruito il piccolo seme di autonomia che sopravvive anche nella soggettività più offesa e deprivata, che altro non chiede se non la possibilità di poter germogliare e crescere secondo le proprie peculiarità. 

Di questo si è parlato al Salone del Libro di Torino, nel corso dell’incontro “Il confine non esiste” coordinato da Valeria Parrella, per ricordare che la legge 180/1978, meglio nota come legge Basaglia, rappresenta a quarant’anni dalla sua approvazione il tentativo rivoluzionario di riconoscere la possibilità a ciascuno di rialzarsi con dignità dallo schianto della propria esistenza. Nel fare questo sono stati proposti quattro libri che, nel riportare l’attenzione sui soggetti e i loro corpi reclusi ed esclusi, contribuiscono ad emancipare il vissuto manicomiale attraverso un processo di empatico riconoscimento e di superamento del confine tra “sano” e “malato”.

Conferenze brasiliane di Franco Basaglia (2000; 2018) raccoglie le letture svolte da Basaglia nel 1979 in Brasile per far conoscere il lavoro e le idee che portarono all’approvazione della legge 180. conferenze-brasiliane-2789Il libro permette di venire a contatto diretto con il contenuto e gli obiettivi della legge, che chiudendo i manicomi avviò un percorso più cosciente e rispettoso nel trattamento dei disturbi mentali e delle patologie psichiatriche, e fornisce gli strumenti critici per contrastare oggi il ritorno a forme terapeutiche coercitive e lesive della dignità umana come l’elettroshock e il letto di contenzione. 

i_tredici_canti_02Tredici canti di Anna Marchitelli (2018) racconta in un intreccio di verità storica e finzione letteraria tredici vite recluse nell’ospedale psichiatrico ‘Leonardo Bianchi’ di Napoli. L’archivio del ‘Leonardo Bianchi’ conserva ben sessantamila cartelle cliniche, a seguito di un importante lavoro di scavo l’autrice ne ha scelte tredici e ha ricostruito le biografie dei degenti prima dell’internamento in manicomio, sottraendoli così “all’invisibilità in cui, ancor prima di morire, erano stati relegati”.

a4cee4adc5f21fccf100e624d098cc6f_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyMalacarne di Annacarla Valeriano (2017) restituisce visibilità alle esistenze altrimenti perdute delle donne recluse in manicomio durante il regime fascista. Nel processo di costruzione dell’italiano nuovo, infatti, l’istituzione psichiatrica venne utilizzata dal regime per rinchiudere la “malacarne”, coloro che non soddisfacevano le prerogative dello Stato. Tra questi vi erano soprattutto donne, la cui “devianza erotica” confliggeva con le regole della comunità, bambine e ragazze vittime di violenza carnale, mogli e madri traumatizzate dalle perdite e dalle privazioni subite durante la Grande Guerra.

9788807491634_quarta.jpg.600x800_q100_upscaleLe nuvole di Picasso di Alberta Basaglia (2014) propone le memorie di una figlia-bambina che è riuscita ad elaborare i contenuti del lavoro paterno senza che le sovrastrutture imposte dalle regole sociali ne falsassero la lettura. Gli anni che portarono all’approvazione della legge Basaglia passano attraverso i ricordi di una bambina che ha vissuto dentro la rivoluzione dei manicomi liberati, i cui protagonisti furono un comandante visionario e un drappello di guerriglieri matti.

Libri da leggere e rileggere perché gli obiettivi di una legge rivoluzionaria e di inclusione, come fu la 180, si realizzano solo attraverso la cura e l’attenzione costante.