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La nonviolenza e le pratiche di disobbedienza civile nel Novecento

corsi_mediateca_ott2017L’Associazione culturale Se presenterà il prossimo 4 ottobre alle ore 16:00, presso la Mediateca di San Lazzaro di Savena, un nuovo progetto dedicato al pensiero della nonviolenza e al ruolo che esso ha avuto nella storia del Novecento.

All’incontro introduttivo di mercoledì 4 ne seguiranno altri cinque, ciascuno volto ad approfondire la riflessione e l’opera di quanti hanno ispirato i movimenti di disobbedienza civile emersi nel corso del XX secolo. Si tratta, in alcuni casi, di personalità molto note, come Gandhi e Martin Luther King, in altri, di persone comuni, soprattutto donne, che hanno scelto il confronto nonviolento di fronte alle difficili sfide poste dalla violenza coloniale e bellica, dal razzismo e dallo sfruttamento ambientale.

Si parlerà, dunque, del movimento per l’indipendenza indiana degli anni Trenta e si delineeranno le forme assunte dall’influenza esercitata dal pensiero gandhiano in Europa e negli Stati Uniti nel secondo dopoguerra. Un’attenzione particolare sarà rivolta al movimento nonviolento in Italia, alla figura di Aldo Capitini e all’agire delle donne nei movimenti di difesa ambientale contemporanei.

Lo scopo degli incontri è quello di contestualizzare alcune dinamiche conflittuali per comprendere cosa può renderle più distruttive e cosa può, invece, contenerne la violenza, aprendo strade di ricomposizione e di riconciliazione attraverso le tecniche della trasformazione nonviolenta dei conflitti.

La partecipazione non richiede una formazione particolare né una conoscenza pregressa degli argomenti.

Per l’iscrizione si rimanda alla Mediateca di San Lazzaro di Savena

Mousetrap comes home

This is the title we could give to the happy ending story of the Afghan cat and the American soldier, who managed to get him to his home in the State of Indiana.

IMG_1026The soldier and the cat met in a US outpost in Afghanistan, the two enjoyed each other company for a while, sharing food and, at least for the cat, a safe place to stay.

When time came to come back to the United States, the soldier did not want to abandon his friend and found a way to take him home. IMG_1028

Bringing a pet away from a war zone is not an easy task and it is generally very expensive, but there are associations such as Nowzad specializing in making it possible.

These associations are concerned about retrieving animals, nursing them, re-training them if necessary and, as in the case of Mousetrap, arranging their transfer to new homes.

A happy ending story, one of many between soldiers and animals, that rescued each other from the horrors of war eventually.

IMG_0318At the end of the Great War, most of the enlisted animals were abandoned to their fate. This was the case for dogs and cats, while survived cattle and equines were sold to slaughterhouses closer to the front lines.

British soldiers on the Western front acted in a different way. Many succeeded, with the help of associations such as the Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals and the Blue Cross Society, to save dogs, often even horses, and bring them to England.

The soldiers paid about £ 2 and associations took care to recovering the animals, nursing them, transporting them to the veterinary hospital in Boulogne (the only one authorized) after the quarantine period and arranging their transfer over the English Channel.

The war experience, which is extreme and out of the ordinary, strengthens the proximity of men and animals.

When animals, scared and hungry, make their appearance, a journey of mutual salvation begins. Soldiers, who decide to take care of them, recover a sort of normalcy, which helps to better face the battlefield stress. The benefits received are far beyond the meal and shelter offered to their four-legged companions and doing their best to give them a better life, soldiers try to express all their gratitude.

(This post is part of the research carried out under the project Animals in the Great War. Pictures Credits: Sodiers’ Animal Companions Fund – Mousetrap’s Story; Europeana 1914-1918 – namely Imperial War Museums).

Cavalli di guerra

Nell’agosto del 1914 Guglielmo II, annunciando l’inizio della guerra contro i paesi dell’Intesa, sostenne che i tedeschi avrebbero combattuto “fino all’ultimo soldato, fino all’ultimo cavallo”.

La Grande Guerra fu, in effetti, l’ultima guerra di cavalleria e la confisca dei cavalli da parte delle autorità militari è da considerarsi il primo atto di guerra rivolto a questi animali.

IMG_0325Si calcola che i cavalli impiegati nel conflitto furono circa 12.000.000. Arruolati al pari dei soldati, gli Imperi centrali poterono contare quasi esclusivamente sui cavalli allevati in centro Europa, in particolare in Ungheria e Cecoslovacchia, e dopo i primi combattimenti, quando i reparti a cavallo furono decimati, non furono in grado di rimpiazzarli con animali idonei; gli alleati dell’Intesa, al contrario,  poterono contare sul continuo rifornimento di cavalli provenienti dal Canada, dagli Stati Uniti e dall’Australia.

L’aspettativa di vita al fronte per questi animali estremamente sensibili non superava i dieci giorni. Accanto alle decimazioni seguite agli attacchi della fanteria a cavallo, essi furono vittime delle insidie della guerra di trincea, esposti alle mitragliatrici nemici, ai gas asfissianti e ai reticolati metallici. Inoltre, con il protrarsi del conflitto e l’immobilità dei fronti, la loro funzione militare venne ridotta alle retrovie, alle mansioni di trasferimento dei soldati e dei pezzi di artiglieria, oltre che del rifornimento. La riduzione di operatività ne rese le condizioni di vita pessime, a cominciare dalle scarse quantità di cibo, spesso marcio, e di acqua, generalmente inquinata.

IMG_0307Ad aggravare questa situazione si aggiunse, poi, la violenza dei commilitoni, i quali arrivarono a dover macellare gli animali più deboli per garantirsi il proprio sostentamento. Non migliore fu la sorte dei pochi reduci, che alla fine della guerra furono venduti ai mattatoi in prossimità delle aree di smobilitazione.

L’esperienza dei cavalli al fronte è stata generalmente trascurata dalla narrazione storica, essendo assimilata a quella del corpo militare di appartenenza, sebbene non mancarono tracce di queste presenze e delle esperienze crudeli di cui furono protagonisti nelle lettere e nei diari dei soldati.

Unknown-2La denuncia più vivida contro l’atroce quanto inutile macello di milioni di cavalli è custodita in alcune delle pagine più struggenti del romanzo Niente di nuovo sul fronte occidentale (Opac Sbn)dello scrittore-soldato Erich M. Remarque.

I sopravvissuti, dunque, furono pochissimi e solo qualcuno ebbe la fortuna di invecchiare e morire serenamente molti anni dopo la fine del conflitto. È il caso di Warrior, il cavallo del generale britannico John Seely operativo con il suo reggimento in Francia, che morì nel 1941 all’età di 33 anni.

Unknown-1La sua storia catturò l’attenzione dello scrittore Michael Morpurgo, il quale vi si ispirò per creare il protagonista del romanzo War Horse (Opac Sbn) pubblicato nel 1982 in cui la voce narrante è proprio quella del cavallo di guerra Joey.

Il romanzo di Morpurgo ha ispirato l’omonimo film di Steven Spielberg uscito nel 2011. Mentre nel 2014 Warrior è stato insignito della PDSA* Dickin Medal, un riconoscimento conferito agli animali che si sono distinti in guerra.

(*People’s Dispensary for Sick Animals)

Queste e altre storie sono le protagoniste di “Animali nella Grande Guerra”, un eBook bilingue italiano-inglese, di cui è in corso la campagna di raccolta fondi, affinché possa essere distribuito gratuitamente.

Puoi sostenere questo progetto attraverso il seguente link: http://goteo.cc/animaligrandeguerra

Stubby, un sergente americano sul Fronte occidentale

Nel 1915 i cani in servizio al fronte erano circa 2.000, il loro numero crebbe negli anni di guerra tanto che nel 1918 se ne contavano 20.000 unità. Il ruolo dei cani durante la Grande Guerra fu strategico.

THE FRENCH ARMY ON THE WESTERN FRONT, 1914-1918

Arruolati come i militari e appositamente addestrati, i cani furono utilizzati nelle operazioni di ricognizione per verificare che non vi fossero stati sabotaggi alle linee telefoniche, in quelle di recupero dei feriti e dei caduti nella così detta “terra di nessuno”. Spesso venivano paracadutati oltre le linee nemiche per raccogliere informazioni circa la presenza di gas venefici; mentre nelle zone particolarmente impervie, come ad esempio le Alpi, venivano utilizzati per trasportare armi e per trainare le lettighe dei feriti.

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La maggior parte di loro morì sul campo. Molti vennero soppressi, perché gravemente feriti. Tra quanti sopravvissero furono selezionati i primi cani-guida per i ciechi di guerra. Solo alcuni divennero degli eroi pluridecorati.

THE ROYAL ENGINEERS SIGNALS SERVICE ON THE WESTERN FRONT, 1914-1918

Stubby fu uno di questi.

Membro del 102° reggimento di fanteria dell’esercito americano, seguì il suo compagno umano, il caporale Robert Conroy, dal Connecticut alle trincee della Francia, dove prestò servizio per 18 mesi. Stubby partecipò a diverse battaglie riportando numerose ferite, ma ogni volta dopo il periodo di convalescenza tornò in prima linea, guadagnandosi molte decorazione ed encomi. Per l’apporto dato alla cattura di una spia tedesca, fu insignito del grado di sergente.IMG_0882

Tale era la sua popolarità che quando gli americani entrarono a Château-Thierry, le donne della città realizzarono per Stubby il giubbotto su cui furono appese le sue numerose medaglie.

Tornato negli Stati Uniti divenne una leggenda nazionale, seguendo il suo padrone negli incontri pubblici dedicati alla guerra. Morì di vecchiaia nel 1926.

Il suo corpo imbalsamato con addosso il giubbotto con le decorazioni è esposto al National Museum of American History a Washington DC.

Queste e altre storie sono le protagoniste di “Animali nella Grande Guerra”, un eBook bilingue italiano-inglese, di cui è in corso la campagna di raccolta fondi, affinché possa essere distribuito gratuitamente.

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Ginger (o Sandy), un gatto di guerra

Durante la Prima guerra mondiale furono circa 500.000 i gatti presenti al fronte, nelle trincee e sulle navi di guerra.

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Il loro compito ufficiale in entrambi i casi era quello di dare la caccia ai topi, benché alcuni fossero utilizzati anche come rilevatori di gas venefici. I doveri militari non ne esclusero, tuttavia, la loro adozione in qualità di mascotte e animali di compagnia.

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I soldati e i marinai consideravano la loro presenza e vicinanza di buon auspicio, una sorta di porta fortuna a quattro zampe in grado di proteggere gli umani. Era consuetudine per i militari portare con loro i gatti, ad esempio nelle lunghe traversate oceaniche che condussero le armate australiane in Europa. E tanti furono i gatti adottati nei paesi stranieri, lungo i fronti dove si trovarono a combattere.

Queste e altre storie sono le protagoniste di “Animali nella Grande Guerra”, un eBook bilingue italiano-inglese, di cui è in corso la campagna di raccolta fondi, affinché possa essere distribuito gratuitamente.

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Cher Ami e gli altri. Una chiave di lettura per studiare la Prima guerra mondiale

Gli altri sono circa 200.000 piccioni arruolati e inviati al fronte, Cher Ami è il nome di uno di loro, un eroe medagliato della Grande Guerra.

I piccioni delle nostre città suscitano in noi una generale sensazione di fastidio. E se, con un certo sforzo di immaginazione, si arriva ad associare il colombo bianco alla pace, raramente si ricorda che i piccioni furono i protagonisti di uno degli eventi più traumatici della storia del Novecento.

Perché, dunque, il punto di vista di questi pennuti dovrebbe costituire una chiave di lettura interessante, oltre che utile sul piano didattico, per lo studio della Grande Guerra?

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Si provi a considerare per qualche istante cosa produrrebbe in chi ascolta sapere che nella guerra, in cui per la prima volta si fece un utilizzo su larga scala delle telecomunicazioni, le più importanti operazioni belliche furono condotte servendosi di piccioni viaggiatori. Già, proprio loro.

thumbnail-by-url-1.jsonLe battaglie della Marna o della Mosa-Argonne, le più importanti del Fronte occidentale, acquisirebbero certamente tutta un’altra allure.

I piccioni erano veloci, resistenti e, a loro modo, davvero impavidi. Volavano ad una velocità di 40km/h ed erano in grado di percorre fino a 100km senza sosta, recapitavano messaggi di vitale importanza per le truppe e svolgevano operazioni di spionaggio.

Cher Ami, ad esempio, durante i dodici viaggi compiuti da Verdun a Rampont riuscì a recapitare con successo tutte le comunicazioni. Durante l’ultimo viaggio, nonostante le ferite che ne ritardarono il volo, riuscì a percorre 40 km in 65 minuti, consegnando il messaggio che salvò la sua divisione.

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Queste e altre storie sono le protagoniste di “Animali nella Grande Guerra”, un eBook bilingue italiano-inglese, di cui è in corso la campagna di raccolta fondi, affinché possa essere distribuito gratuitamente.

Puoi sostenere questo progetto attraverso il seguente link: http://goteo.cc/animaligrandeguerra

 

 

Saperlo-scrivere©

È un percorso rivolto a giovani universitari, laureandi di primo livello e magistrali.

Scrivere una tesi non è un’operazione né facile né immediata. I testi accademici sono di vari tipi e ciascuno risponde ad un genere di scrittura ben preciso, a seconda che si debba elaborare un testo descrittivo, informativo o argomentativo. In ogni caso, si tratta sempre di un testo documentato, strutturato, che necessita di una coerenza logico-sintattica, affinché l’argomentazione proposta risulti convincete.

Il nostro sistema, contrariamente a quello anglosassone, non prevede nella maggior parte dei casi corsi strutturati per affrontare la scrittura accademica, fatta salva l’eccezione di singoli docenti che forniscono agli studenti indicazioni generali o propongono seminari orientativi. Tuttavia, al pari di qualsiasi altro linguaggio, anche quello richiesto nella scrittura accademica di lingua italiana si può apprendere.

Il corso è strutturato in due moduli, uno teorico di 10 ore e uno pratico di 20 ore, fruibili in modalità e-learning.

Memoria-lunga©

È una proposta orientata alla valorizzare del patrimonio documentale e artistico. Essa si rivolge ad enti pubblici e privati – comuni, musei, università, istituti storici, biblioteche, fondazioni, organizzazioni non-governative, aziende – e singoli collezionisti e studiosi, che vogliono valorizzare le proprie collezioni e renderle accessibili.

Il progetto Memoria-lunga© si sviluppa in tre fasi:

– fase 1, il riordino. In questa fase avviene la valutazione delle collezioni, la digitalizzazione dei documenti/reperti e lo sviluppo di metadati per definirne il livello di importanza, favorirne l’accessibilità e facilitare la ricerca degli oggetti al suo interno 

– fase 2, la strategia. Questa fase è orientata ad individuare il pubblico, potenziale destinatario dei contenuti della collezione, e a costruire strategie per raggiungerlo. Nello sviluppo del progetto Memoria-lunga© rappresenta un passaggio cruciale, perché permette di individuare eventuali fonti di finanziamento pubblici o privati per garantire la crescita dell’archivio e la sua fruibilità

fase 3, la condivisione. Vengono proposti modelli personalizzati di banche date per archiviare e condividere documenti storici e oggetti di collezione, migliorandone la fruibilità a chiunque vi acceda per motivi di studio, interessi culturali o commerciali.

Oltre-confine©

È una riflessione sulla dilatazione geografica ed epistemologica subita dal concetto di confine nel corso del XX secolo e sullo scambio continuo di informazioni e significati che tale dilatazione ha favorito. Ne è scaturito un progetto di formazione permanente, che comprende al suo interno una serie di percorsi specifici:

corsi di aggiornamento rivolti ai docenti delle scuole medie superiori

programmi di integrazione alla didattica della storia del Novecento rivolti agli studenti dell’ultimo anno delle superiori

seminari aperti alla cittadinanza in collaborazione con fondazioni, enti e associazioni, che abbiano tra le proprie finalità la promozione della storia contemporanea.

I percorsi sono strutturati intorno a parole-chiave, privilegiano il comparativismo, l’interdisciplinarietà e la multimedialità, e sono organizzati in macro e micro-moduli:

– i macro-moduli sono aree di lavoro incentrate su aspetti particolarmente rilevanti della storia del Novecento, sono organizzati in pacchetti di 6 incontri di 2 ore

– i micro-moduli offrono approfondimenti tematici su un aspetto particolare della storia contemporanea e sono articolati in conferenze monografiche di due ore o in seminari di quattro ore (2 incontri).

L’elenco dei corsi attivi per l’anno 2016-2017 è disponile nella pagina Corsi.

Valutiamo, inoltre, richieste specifiche e sviluppiamo percorsi su misura.

Se_servizi editoriali

È un’offerta funzionale alle diverse fasi di elaborazione di un volume o di un e-book.

I servizi comprendono:

valutazione inediti

– editing formale e strutturale

sviluppo del paratesto

– compilazione indici

– cura bibliografica

– correzione di bozze.

Si offre, inoltre, un servizio specifico per le pubblicazioni accademiche a garanzia della terzietà della revisione paritaria, gestendo per l’editore il processo di double blind peer-review e verificando che i testi esaminati rispondano ai parametri fissati dall’ANVUR per la valutazione delle pubblicazioni accademiche.