1914/18: la guerra e gli animali. Truppe silenziose al servizio degli eserciti (Opac Sbn) è il titolo del catalogo della mostra curata da Serenella Ferrari e Susanne Probst in occasione del centenario della Grande Guerra. L’esposizione, inaugurata a Gorizia (30 maggio – 30 settembre 2014) e proseguita a Mestre dal 5 al 30 maggio 2015, ha avuto il sostegno delle sezioni territoriali di Venezia e Mestre di importanti organizzazioni animaliste, quali LAV, LIPU e ENPA.

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La prima parte del volume ospita le prefazioni di Oliviero Toscani e Macri Puricelli. Sin da queste prime pagine è possibile cogliere gli intenti, che hanno animato l’iniziativa curata da Ferrari e Probst e che anche Toscani e Puricelli mettono in primo piano: nel mostrare attraverso una ricca raccolta fotografica gli animali, che hanno partecipato alla Grande Guerra, si cerca di proporne il loro punto di vista, sottraendo così la narrazione degli eventi ad una prospettiva antropocentrica, che tende comunque ad oggettivare gli animali in quanto beni d’uso.

La nota di Oliviero Toscani indirizza subito il nodo della questione, indicando nella razza umana violenta, predatrice e guerrafondaia, l’unica popolata da bestie feroci e incivili guardate con “occhio critico” dagli animali, che costretti alla guerra ne colgono l’essenza di una pura e semplice attività umana, nonostante la si continui ad etichettare come “disumana”. 

Più analitico ė l’intervento di Macri Puricelli, la quale propone al lettore una articolata sintesi delle modalità con cui i corpi militari continuano ad utilizzare gli animali. Se oggi la presenza di alcuni degli animali, che perirono numerosi nella Prima Guerra mondiale quali i muli, gli asini, i cavalli, i piccioni viaggiatori, è ridotta se non nulla, per altri, i cani in prima istanza, e poi ancora topi, criceti, gatti, mammiferi marini (soprattutto delfini) e persino le api, l’applicazione bellica è ampia, strategica e crudele. Utilizzati per lo più in operazioni di sminamento e in alcuni casi per attacchi mirati contro i mezzi nemici – è questo, ad esempio, il caso dei cani kamikaze utilizzati contro i panzer tedeschi duramente la Seconda guerra mondiale –, gli animali vengono utilizzati in “tempo di pace” per testare gli effetti delle armi chimiche, sia nei paesi avanzati che in quelli in via di sviluppo. Per citare il caso italiano nel 2012, in anni quindi piuttosto recenti, l’Associazione Italiana per la Difesa di Animali e Ambiente ha denunciato un sistema di torture coperto da segreto militare, che coinvolgerebbe numerosi animali nelle ricerche per testare gas venefici e armi chimiche.

Le ragioni e l’essenza della mostra ci vengono restituiti dalle parole di Serenella Ferrari (p. 11-16), che muove dalla silenziosa loquacità degli animali di guerra per descriverne la sofferenza, la fatica, la paura, ma anche la fiducia e l’affetto nei confronti dei loro compagni umani. Tutti questi elementi sono ben esplicitati nella foto, che ha fatto da apertura alla mostra e che oggi appare sulla copertina del catalogo, nella quale è ritratto il poeta fiorentino Vittorio Locchi morto in guerra nel 1917, che seduto su una pietra abbraccia sorridente un cane, il “fedele Isonzo trovato a Gorizia l’8 agosto 1916” (p. 15).

La ricostruzione storica della presenza animale al fronte viene affrontata nel testo di Susanne E. L. Probst, “Loro non avevano scelta …” (p. 21-30), il cui titolo riprende l’iscrizione presente sul memoriale Animals in War eretto ad Hyde Park ed ispirato dall’omonimo volume di Jilly Cooper. Qui viene illustrato  il paradosso dello sfruttamento animale in quella che fu la prima guerra contraddistintasi per l’applicazione di tutti gli strumenti forniti dal progresso tecnologico  nelle comunicazioni, nei trasporti e negli armamenti. Eppure, si sottolinea, la guerra non sarebbe stata possibile senza l’impiego massiccio degli animali, che perirono in milioni su tutti i fronti.

La seconda parte del volume è occupata dal Catalogo fotografico (p.36-96). La gallery, organizzata per voci, è aperta dai piccioni viaggiatori, cui seguono i gatti, i cani di sanità, i cani da traino, i cani da compagnia e guerra, i bovini, i cavalli e i muli. Da quanto emerge dai nominativi riportati nella carta di guardia, le immagini provengono da archivi privati, sebbene nel catalogo le didascalie proposte in tre lingue (italiano, inglese e tedesco) mancano di fornire le indicazioni di provenienza. Va anche detto che alcune delle immagini proposte sono patrimonio condiviso e a libero dominio, disponibili attraverso i database digitali degli Imperial War Museums. 

A chiusura del volume si trova una bibliografia aggiornata al 2014, che può essere un utile strumento per ulteriori approfondimenti.

Maria Grazia Suriano