I ragazzi del Club Churchill

Il 9 aprile 1940 con un’operazione di un solo giorno la Germania nazista occupò la Danimarca, un paese neutrale su cui Hitler aveva indirizzato le proprie mire allo scopo di conseguire fra l’altro una maggiore arianizzazione della razza tedesca. La fraternizzazione dei soldati della Wehrmacht con la popolazione femminile locale avrebbe dovuto contribuire alla nascita di una nuova generazione di tedeschi-vichinghi: obiettivo patetico, se non fosse stato diretta conseguenza delle politiche razziali naziste.

 

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Il re Cristiano X e il governo danese per proteggere i cittadini decisero di negoziare con i tedeschi e nel farlo misero in pratica la tecnica del come se, agendo cioè ‘come se’ la Germania fosse un partner normale e non un usurpatore e la Danimarca potesse negoziarvi da pari a pari benché fosse sotto occupazione. Ne derivò la firma di un memorandum in base al quale i tedeschi lasciavano al governo in carica il controllo in materia di legislazione scolastica, politica economica e finanziaria, fisco e distribuzione delle risorse, nonché la gestione dei procedimenti giudiziari; mentre le autorità danesi si impegnavano a contenere l’opposizione dei civili contro i tedeschi. Un accordo ragionevole che avrebbe permesso di ridurre al minimo i danni alla popolazione, evitando rappresaglie e spargimento di sangue, tanto da ottenere un ampio consenso popolare. Ciononostante, i danesi non tennero un atteggiamento passivo nei confronti dell’occupante.

La resistenza nonviolenta contro i nazisti assunse ben presto una forma organizzata e il Club Churchill ne fu una delle prime espressioni. 51lcUmF2jXL._SX330_BO1,204,203,200_Il Club si costituì nella cittadina di Aalborg nell’autunno del 1941 ad opera di otto ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni i quali, sotto la guida del quindicenne Knud Pedersen, la cui storia è stata ripresa di recente nel volume The Boys who Challenged Hitler (2015), misero a segno 25 azioni di sabotaggio ai danni della Wehrmacht, rubando armi e distruggendo veicoli militari. La loro iniziativa fu interrotta nel maggio 1942 quando la polizia li arrestò con l’accusa di aver distrutto beni di proprietà tedesca. Mandati a processo, gli otto ragazzi furono condannati al pagamento di quasi due milioni di corone danesi e a tre anni di prigione. La condanna scatenò la protesta della popolazione, che si concluse con la scarcerazione dei giovani.  

La ribellione popolare, sebbene tesa a rovesciare la sentenza di un tribunale danese, si inserisce fra le numerose azioni intraprese dai cittadini con l’intento di isolare culturalmente i nazisti e fiaccarne il morale. Nello stesso periodo in cui il Club Churchill organizzava rischiose operazioni di sabotaggio, si consolidava un’altrettanto coraggiosa quanto anonima forma di resistenza popolare detta del voltare le spalle, a cui chiunque poteva partecipare compiendo gesti semplici come fingere di non comprendere il tedesco se interpellato; uscire dai negozi all’ingresso di un soldato della Wehrmacht; camminare in gruppo a testa bassa verso una colonna nazista fino a costringerla a deviare il percorso. A queste azioni di resistenza popolare parteciparono in molti, compreso il re Cristiano X, ciascuno assumendo su di sé un rischio calcolato ma non per questo più lieve. 

(5 – continua)

L’immagine dei ragazzi del Club Churchill è tratta da Wikipedia. La copertina del saggio è tratta da Amazon.com

Fraternizzare con il nemico

Cedere il rancio e fare da scudo ai compagni con il proprio corpo sono gesti di cura frequenti nei riguardi dei propri commilitoni, dettati dal desiderio di tutelare la dignità della vita offesa dalla guerra e di esorcizzare la morte, come abbiamo visto nell’articolo precedente.

3C9BB565-661D-40EF-B302-BF44C7E30629Quando la medesima attenzione viene diretta al nemico assume un forte carattere anti-bellico, una dimensione politica. Nel caso della Grande Guerra, una volta che il soldato “sepolto” nell’opposta trincea venne riconosciuto come un proprio simile si registrarono forme inedite di iniziative nonviolente e, questo, nonostante la propaganda di guerra lavorasse alla costruzione del nemico quale essere mostruoso da annientare.

I soldati compresero ben presto che l’unico modo per non morire era non uccidere, di qui la scelta di ridurre al minimo gli episodi di combattimento e di assumere come metro delle proprie azioni la tutela della vita propria e altrui.

Gli episodi di fraternizzazione non furono mai estemporanei, tanto sul Fronte orientale dove non mancarono sin dalle prime settimane di guerra forme di interazione tra i soldati austro-ungarici e i russi, quanto sul Fronte occidentale dove a partire dal novembre 1914 si stabilirono rapporti solidali tra britannici e tedeschi ed anche tra tedeschi e francesi, benché in questo caso le relazioni fossero più tese.

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THE CHRISTMAS TRUCE ON THE WESTERN FRONT, 1914 (Q 50720) British and German troops meeting in No-Man’s Land during the unofficial truce. (British troops from the Northumberland Hussars, 7th Division, Bridoux-Rouge Banc Sector). Burying those killed in the attack of 18 December. Copyright: � IWM. Original Source: http://www.iwm.org.uk/collections/item/object/205025418

L’interazione pacifica e spesso amichevole fra parti contrapposte avvenne gradualmente, favorita dall’immobilità delle trincee: i militi ebbero modo e tempo per riconoscersi come “vicini di casa” ed adoperarsi per mantenere rapporti di buon vicinato. Le principali iniziative intraprese sono riconducibili a forme di “passiva inattività”, come la decisione di non sparare e di non controllare  i movimenti che avvenivano sul lato opposto per trarne vantaggio strategico.

Erano vere e proprie tregue, spesso di breve durata, ma comunque ritualizzate e rispondenti ai bisogni quotidiani dei soldati. Si registravano, infatti, in caso di maltempo, permettendo così ai militari di stare al riparo, oppure per consentire il recupero dei feriti e la sepoltura dei caduti. Con il passare del tempo si concretizzarono anche forme di interazione più dirette: dai saluti di cortesia si passò allo scambio di battute sul campionato di calcio, all’ascolto serale della musica, alle visite.

L’episodio più clamoroso di fraternizzazione si registrò lungo le linee della regione di Ypres in occasione del Natale 1914.

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THE CHRISTMAS TRUCE ON THE WESTERN FRONT, 1914 (Q 50719) British and German troops meeting in No-Man’s Land during the unofficial truce. (British troops from the Northumberland Hussars, 7th Division, Bridoux-Rouge Banc Sector). Copyright: � IWM. Original Source: http://www.iwm.org.uk/collections/item/object/205022262

Nonostante gli appelli per il cessate il fuoco lanciati dalle organizzazioni internazionali, socialiste e suffragiste, e la richiesta ufficiale di papa Benedetto XV di porre fine all’inutile strage che stava insanguinando l’Europa, per quel Natale la guerra non sarebbe finita e nessuno sarebbe tornato a casa, contrariamente a quanto promesso dai rispettivi governi. Fu così che i soldati si presero il tempo per festeggiare.

A prendere l’iniziativa pare siano stati i soldati tedeschi, i quali disposero delle candele sui bordi delle trincee e intonarono canti natalizi, a cui risposero i britannici con i propri. Man mano uscirono allo scoperto, si fecero gli auguri e in alcuni punti della “terra di nessuno” si incontrarono per scambiarsi piccoli doni, tabacco, sigarette.

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THE CHRISTMAS TRUCE, 1914 (Q 11745) British and German soldiers fraternising at Ploegsteert, Belgium, on Christmas Day 1914, front of 11th Brigade, 4th Division. Copyright: � IWM. Original Source: http://www.iwm.org.uk/collections/item/object/205247304

La stampa americana, in particolare The New York Times, sin dall’ultima settimana di dicembre, diffuse la notizia di quanto avvenuto il giorno di Natale sul Fronte occidentale, mentre da gennaio 1915 apparvero sui giornali britannici le prime immagini della tregua. I giornali tedeschi, al contrario, criticarono aspramente l’avvenimento, mentre la censura sulla stampa impedì che la notizia della tregua arrivasse all’opinione pubblica francese. L’episodio è stato rievocato nel 2005 dal film Joyeux Noël del regista Christian Carion.

Gli alti comandi condannarono l’accaduto consci della sua pericolosità. Iniziative del genere evidenziavano chiaramente che il sentimento bellico non era stato interiorizzato dai soldati, i quali nel corso della guerra continuarono a ritagliarsi spazi di disobbedienza opponendo alla logica disumanizzante della guerra strategie tali da non perdere la propria dignità di essere umani. Per questa ragione, tutte le forme di fraternizzazione furono perseguitate sistematicamente con condanne esemplari e, in alcuni casi, anche con la morte. E, tuttavia, non cessarono.

L’interazione solidale tra i militi di opposti fronti era fatta di consuetudini e riti tesi a risparmiare il sangue, anche durante i combattimenti quando si faceva in modo di sparare senza colpire. Il contenimento della violenza da parte dei soldati raggiunse livelli tali da dover smobilitare interi reparti. Quando questo avveniva i militari smobilitati si affrettavano ad informare i “vicini”, utilizzando rodati canali di comunicazione ovvero messaggi nascosti dentro bombe disinnescate o arrotolati intorno ad una pietra, affinché non inviassero i consueti segnali con il rischio di cadere nelle imboscate dei nuovi arrivati.

Di tregue spontanee e fraternizzazioni ancora oggi si parla poco, per nulla o quasi nei libri di testo, e quando accade esse vengono sempre messe in relazione alla storia della guerra come se fossero parte di una strategia militare. Eppure, è l’esatto contrario. Si tratta, infatti, di iniziative di non-cooperazione attuate dai militari nel tentativo di riprendere in mano la propria vita, dando la possibilità al nemico di fare lo stesso.  Sono, pertanto, da considerarsi azioni di resistenza nonviolenta al potere.

(2 – continua)